La lingua che parlo
non è neutra.
Porta con sé i fantasmi
di tutte le volte che è stata.

Li porto con me
ogni volta che penso:
quelle nubi non sono parole.

C’è qualcosa che mi trattiene
che mi stringe alla gola
quando provo vergogna.

Pensavo di pensare troppo
e di parlare troppo poco.
Vaneggiavo
una catena ordinata
di involucri vuoti
e brillanti.

Ed ora
che li riconosco
concedo loro dimora.
Condivido con loro
il mio corpo
e non sono mai solo.