La lingua che parlo non è neutra. Porta con sé i fantasmi di tutte le volte che è stata. Li porto con me ogni volta che penso: quelle nubi non sono parole. C’è qualcosa che mi trattiene che mi stringe alla gola quando provo vergogna. Pensavo di pensare troppo e di parlare troppo poco. Vaneggiavo una catena ordinata di involucri vuoti e brillanti. Ed ora che li riconosco concedo loro dimora. Condivido con loro il mio corpo e non sono mai solo.